17/02 Conferenza – Gli strumenti tecnologici: come pensano e come ci inducono a pensare

17/02 Conferenza – Gli strumenti tecnologici: come pensano e come ci inducono a pensare <span class="dashicons dashicons-calendar"></span>

VENERDì 17 febbraio vi invitiamo a questa conferenza

Gli strumenti tecnologici: come pensano e come ci inducono a pensare. Tra aspetti storici, statistici, retroscena e curiosità. Per non essere solo fruitori passivi di ciò che è ormai parte integrante della quotidianità nostra e dei nostri figli.

Relatore: Omar Pittau, ingegnere informatico e socio fondatore dell’associazione Artemis. Sta concludendo la formazione in pedagogia steineriana presso l’Accademia Aldo Bargero di Oriago di Mira (VE).

Ingresso libero.
Trieste, Androna San Saverio 1 (San Giusto)
tel. 347 9398023
email: artemis.arte.pedagogia@gmail.com

Vi aspettiamo!

03/03 Conferenza: A settembre 2018 parte la prima classe!

03/03 Conferenza: A settembre 2018 parte la prima classe! <span class="dashicons dashicons-calendar"></span>
A settembre 2018 inizierà la classe prima del nostro percorso educativo, a Trieste.
Venerdì 3 marzo alle ore 17.30 
Presso la sede della nostra associazione in androna san Saverio 1
Conferenza di presentazione della pedagogia Steiner-Waldorf: dell’antropologia che la sostiene, del piano di studi, della prassi educativa e della maturità scolare.
A cura di Mauro Franzin, insegnante di classe e di materia nelle scuole Steiner-Waldorf.
Vi aspettiamo!
Ingresso libero
Info: 3479398023
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Ritmo

Ritmo
Spunti tratti da “la scuola materna steineriana” – documento redatto dall’Associazione Sole Luna Stelle

Vogliamo, in questo contesto, dedicare uno spazio al concetto di ritmo, considerato uno dei cardini della pedagogia steineriana e che assume rilievo particolare anche per l’aspetto del rapporto bambino/educatore.

La vita nelle sue manifestazioni è ritmo. Il susseguirsi delle stagioni nel corso dell’anno, delle settimane nel corso dei mesi, delle ore nel corso del giorno, producono il respiro della natura.

Un tempo l’uomo era spontaneamente legato a questi ritmi e la sua vita scorreva scandita da eventi speciali: le feste!

Lo sviluppo della cultura porta un allontanamento dell’uomo dalla natura e dai suoi ritmi, affinché egli si sviluppi in autonomia e libertà.

Il bambino piccolo possiede solo in potenza le caratteristiche dell’uomo adulto e l’educazione ha il compito di risvegliarle gradualmente, in accordo con le fasi di sviluppo, per non produrre traumi ritardanti o anticipi bloccanti.

Il ritmo è vita, il ritmo è respiro. Il bambino viene al mondo e impara a respirare fisicamente e lentamente anche in modo più sottile.

Il linguaggio articolato nasce dalle graduale padronanza che il bambino acquista sul flusso d’aria, che inizialmente si manifesta come pianto.

Quindi ciò che esprimiamo come linguaggio, dalla ninna nanna, alla filastrocca, alle conte, ai girotondi, alle recite, al teatrino, nutre e rafforza la sfera del ritmo fin nel fisico del bambino.

Il carattere di quest’attività di parola-ascolto è connotato dalla ripetizione nel tempo, che da un lato permette al bambino l’acquisizione del patrimonio linguistico in una maniera naturale e giocosa, dall’altro potenzia, attraverso le competenze acquistate ed espresse quotidianamente nella recita corale di canzoncine e filastrocche, il senso di sicurezza del bambino stesso.

Il ritmo si da anche nell’alternanza di attività di concentrazione, dove il bambino e concentrato su di sé nella realizzazione di un’attività, ed espansione, dove è libero di giocare con i suoi compagni e di aprirsi, per così dire, al mondo. In questo caso il ritmo, nella sua alternanza di raccoglimento in sé e di ricerca e accordo con l’altro, diventa fondamento della vita sociale.

Educare i bambini nel ritmo potrà avere influenza sulle loro capacità sociali future.

Dipende dall’educatore trovare il giusto ritmo, cioè il giusto rapporto tra la diversa qualità delle attività nel corso della giornata.

 

Logica e coscienza nell’educazione e nell’insegnamento

Logica e coscienza nell’educazione e nell’insegnamento

di Mauro Franzin – insegnante nella scuola Steiner-Waldorf

 

Questo breve scritto vuol essere un compendio di una presentazione della pedagogia Steiner-Waldorf svoltasi i primi di dicembre 2016 a Trieste, presso l’associazione Arti per la salute.

Lo scopo fu quello di introdurre ad una comprensione, di stampo più teoretico, degli stadi evolutivi dell’essere umano in funzione pedagogica e didattica.

Innanzitutto ci possiamo porre la domanda: quando, nell’evoluzione dell’essere umano, compare un pensiero logico razionale, che sia caratterizzato dalla concatenazione causa-effetto?

Ad un’osservazione attenta, che lasci realmente libero l’essere umano di mostrare le proprie disposizioni, si nota chiaramente che questo avviene attorno al 12° anno di vita. Da questo momento l’insegnante può sperimentare nella classe quel tipico sguardo nei ragazzini e quell’esclamazione di gioia, caratteristici dell’aver afferrato col pensiero un processo; o meglio: di aver sperimentato l’illuminarsi della coscienza grazie all’idea afferrata dal pensiero.

Da questo momento in poi è possibile svolgere il lavoro intellettivo astratto senza che questo incida sulla salute del bambino, da un lato, e che egli possa svolgerlo in libertà dall’altro.

Sarà cura infatti dell’insegnante di porre tematiche, insegnamenti, materie in maniera tale che il ragazzino possa procedere a familiarizzare con l’evento della concezione dei pensieri nella coscienza umana; da ora sarà possibile svolgere insegnamenti di fisica, di chimica, di scienze in generale, senza “addestrare” il giovane bensì coinvolgendolo in un processo di “scoperta”.

Qual è lo stato della coscienza del bambino prima di questo evento biografico, che avviene nella prepubertà?

Dalle domande, dalle affermazioni, dai gesti dei bambini si può evincere che essi vivono e sperimentano uno stato di coscienza che potremmo definire “del mito” o “mitico”.

Questo stadio evolutivo dovrebbe essere meglio precisato e articolato prendendo in esame singolarmente tutti i primi 11 anni di vita, però, per il seguente corso di pensieri, possiamo fermarci a questo livello di approfondimento.

Osserviamo infatti come il bambino del periodo dell’asilo (fino ai 6 anni) poggi la sua sicurezza sulla figura del genitore e come lo viva alla stregua di una sorta di divinità, come si possa entusiasmare di fronte ad un evento della natura con meraviglia quasi religiosa, come aspetti le indicazioni dell’adulto su ciò che è bene e ciò che è male (egli non sa ciò che gli fa bene e ciò che lo farebbe star male). Anche nel bambino di età scolare osserviamo come apprenda le cose del mondo senza vera capacità critica: egli si affida a chi sa pensare, a chi è più grande di lui e lo conduce.

Poniamoci ora la domanda: cosa accade se io, adulto, propongo una teoria (perciò una elaborazione del pensiero che è astratta, concettuale e passibile di cambiamenti o valutazioni ulteriori e spesso duramente riduzionistica) ad una coscienza “mitica” come quella del bambino fino alle ultime classi elementari e parte delle medie?

La risposta è quasi ovvia: la teoria verrà accolta come una verità assoluta, indiscutibile, quasi una sorta di dogma. Sarà perciò inutile perfino dire al bambino: “Questa è una teoria e va presa con le pinze” . Egli non potrà infatti far altro che accogliere queste teorie con la propria coscienza mitica e non potrà confutarle o sostenerle alla luce di un’attività di pensiero che autonomamente ancora non possiede.

Immaginiamo la teoria atomica. Essa non può essere nemmeno mostrata con esperimenti: trattasi di una mera elaborazione del pensiero. Cosa accade nell’insegnamento, in genere? Si semplifica il modello meccanicistico per renderlo “digeribile” da una mente non pronta. E allora si propongono palline colorate al posto delle cariche, collegate tra loro con stecchette a sostituire i legami fisico-chimici.

Siamo sicuri che così facciamo il bene dell’adulto che verrà? Cosa accade nell’animo del bambino nell’apprendere in questo modo?

Così, in definitiva, non faremo altro che insegnargli – in modo mediato – ad obbedire ciecamente e rigidamente all’autorità nella sfera ove dovrebbe svilupparsi, più in là nel tempo, la cosiddetta libertà di pensiero autonomo.

Questi pregiudizi intellettivi si propagano nell’età adulta.

Nella scuola Steiner-Waldorf questo insegnamento, come altri della stessa natura, vengono introdotti e presentati a ragazzi in grado di sostenerne col proprio individuale intelletto, ad un’età adeguata, il senso.

Ciò di cui abbisogna il bambino è altro. La pedagogia Steiner-Waldorf vuole sostenere invece la vitalità nel bambino e dargli la possibilità di mantenere per la vita un intelletto capace di mobilità di pensiero, di anima capace di sostenere la vita, una volontà capace di incidere dentro e fuori di sé stessi. Il piano di studi della scuola Steiner-Waldorf è infatti articolato in modo da rispondere a queste direzioni di sviluppo.

Sugli effetti sulla salute dell’organismo umano, oltre che sull’anima o psiche di bambini ed adulti, ci potremo soffermare in altra trattazione.